Posticipare l’apertura della caccia in Campania

Legambiente accusa:  “Nessuna risposta dalla Regione alla nostra richiesta. Nella regione più ambientalista d’Italia, le ragioni della caccia prevalgono su quelle dei cittadini, dell’ambiente e della conservazione della biodiversità”.

L’associazione incalza la Regione Campania per posticipare di un mese l’apertura della caccia, prevista all’inizio di settembre, per via dell’eccezionalità della situazione determinata dall’assenza prolungata di precipitazioni, da temperature sopra la media e da numerosi incendi boschivi in vaste aree del territorio.

“Siamo ormai al paradosso – accusa Pasquale Raia, responsabile Aree Protette di Legambiente Campania -. Di fronte alla drammatica siccità che sta colpendo vaste aree della regione, dopo la conta dei danni in seguito all’estate peggiore sul fronte ambientale per la Campania, colpita da ondate di calore e devastata dagli incendi, incurante anche della raccomandazione dell’Ispra, la Giunta Regionale non prende in considerazione il posticipo almeno di un mese come richiesto dalle associazioni ambientaliste della stagione venatoria prevista per sabato 2 settembre”.

Sia a luglio, insieme ad altre associazioni, che il 19 agosto Legambiente ha scritto al Governatore De Luca per chiedere di deliberare il posticipo della stagione venatoria al 1 ottobre e attivare nel contempo un’azione forte e capillare di contrasto al bracconaggio, ma la nostra richiesta è rimasta lettera morta.

“Per la Giunta De Luca – conclude Raia – le ragioni della caccia prevalgono su quelle dei cittadini, dell’ambiente, del territorio dimostrando indifferenza agli interessi generali di salvaguardia e conservazione del patrimonio naturale e della biodiversità”.

Legambiente pone tale richiesta urgente all’Amministrazione pubblica nel rispetto dell’applicazione della normativa vigente finalizzata a consentire il mantenimento di popolazioni vitali delle diverse specie animali stanziali e migratrici afferenti alla fauna selvatica, con particolare riguardo alla necessità di intervento pubblico in situazioni eccezionali che, nel caso in atto, è conseguenza del perdurare da mesi dell’assenza delle precipitazioni ed alla quale, negli ultimi tre mesi, si è aggiunta l’ulteriore calamità, eccezionale per numero ed estensione, causata dagli incendi di vegetazione e boschivi che ha devastato grande parte della Regione.

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