‘Ius soli’, Grillo prende una brutta cantonata

Beppe Grillo ha preso una grossa cantonata. Su un argomento molto delicato, che tocca la vita di tanti bambini e ragazzi che incontriamo tutti i giorni per strada, al cinema, al supermercato. Parla di ius soli, e lo fa rispolverando l’insopportabile schema che contrappone un ‘noi’ italiani a un ‘loro’ fatto di persone che italiane lo sono spesso in tutto tranne che sulla carta. La stessa inaccettabile contrapposizione che sta dietro agli insulti rivolti alla ministra Kyenge (alla quale va tutta la nostra solidarietà e il nostro sostegno).

Grillo tira in gioco argomenti (‘a spese degli italiani’) che di fronte alle storie di queste persone fanno rabbrividire. Dice, in sostanza, che dello ius soli non c’è bisogno: chi nasce in Italia da genitori immigrati deve solo avere pazienza, arrivare a 18 anni, reclamare un diritto acquisito (ma mica tanto: basta presentare domanda in ritardo e il treno è perso) e attendere che la burocrazia si degni di confermarlo. E nel frattempo? 18 anni della vita di queste persone vengono messi tra parentesi. E come argomento solo quel becero ‘a spese degli italiani’. Non ci siamo. Il movimento di Grillo ha tanti difetti, come tutti i movimenti, i gruppi, i partiti: questo è uno dei peggiori.

Il leader 5 stelle chiede che si consultino gli italiani su questo tema. E allora non puo’ ignorare le 200mila firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma del diritto di cittadinanza, promossa dalla coalizione l’Italia sono anch’io: partiamo da lì.

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