Enemy of the planet

Il report di Legambiente sulle attività di Eni: molti annunci e pochi investimenti nelle rinnovabili, in Italia la compagnia ha installato solo 1 MW di solare fotovoltaico.

 

In tutto il mondo la corsa all’oro nero, ma anche al carbone e al gas naturale, continua senza sosta a discapito dell’ambiente. Dalle coste dell’Algarve in Portogallo e quelle dell’Alaska nel circolo polare artico, dal Golfo del Messico e dal Venezuela alle acque di fronte alle coste africane del Ghana, dell’Angola, della Repubblica Democratica del Congo, del Mozambico.

Perforazioni e nuovi progetti interessano anche l’Italia e il Mediterraneo, dall’Adriatico e allo Jonio, dalla Basilicata alla Sicilia, ma anche Paesi del Nord Africa e Medio Oriente, come Egitto, Libia, Libano, Cipro, solo per citarne alcuni.

Un quadro preoccupante che Legambiente torna a denunciare il 26 luglio 2018  in occasione della giornata di mobilitazione internazionale contro le fonti fossili, che ha promosso insieme a CAN Europe, Coordinating Committee for International Voluntary Service, Green Istria, Green Home Montenegro, ODI, Plataforma Algarve Livre De Petróleo, per dire NO a queste fonti inquinanti, tra le principali cause dei cambiamenti climatici e per ricordare che non si può pensare di contrastare i mutamenti climatici e rispettare gli accordi internazionali sul Clima firmati a Parigi, continuando a sostenere e foraggiare l’industria delle fonti fossili.  

E in questa giornata di mobilitazione internazionale l’associazione ambientalista punta il dito contro Eni, la più grande azienda italiana quotata in borsa e controllata dallo Stato Italiano, attiva in ben 71 Paesi di tutto il Mondo, (28 in Europa, 15 in Africa, 21 in Asia e Oceania, 7 in America) dove continua a trivellare per estrarre petrolio e gas impiegando complessivamente 35mila lavoratori. In particolare in Italia lo fa in Val d’Agri, in Basilicata, nel più grande giacimento petrolifero a terra di tutta Europa, con non pochi problemi ambientali, nei mari che circondano il Belpaese (Adriatico e Ionio), da sola o in partnership con altre aziende, come nel caso della piattaforma Vega con Edison nel canale di Sicilia, di cui è in discussione il progetto di raddoppio tra roventi polemiche. Storie e numeri che legambiente ha raccolto nel report Enemy of the Planet.

Enemy of the planet:
perché Eni ci riguarda e rischia di diventare sempre più nemico del pianeta 

“Oggi Eni appare tutta proiettata verso un futuro di espansione delle estrazioni di petrolio e gas, con molti annunci e poche azioni concrete di investimento nelle fonti pulite – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente – Noi pensiamo che questa strada sia sbagliata e chiediamo al Governo italiano di essere coerente con gli impegni sottoscritti a livello internazionale, indirizzando le scelte di Eni. Di sicuro continuare con una Eni nemica del Pianeta è uno scenario inaccettabile e ci batteremo insieme a associazioni, movimenti e cittadini per impedirlo. Per questo lanciamo anche un appello al ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio affinché, dopo l’importante spinta data per un ambizioso pacchetto europeo su energia e clima, vengano bloccati i progetti di estrazione di petrolio e gas e cancellati tutti i sussidi ancora oggi garantiti alle fonti fossili. Chiediamo, inoltre, che vengano accelerati gli interventi essenziali per arrivare a una rottamazione delle fonti energetiche inquinanti, a partire dal petrolio, con misure concrete nella prossima legge di bilancio, per segnare una vera discontinuità con i governi precedenti, sempre pronti a soddisfare ogni proposta delle arroganti compagnie petrolifere”.

Legambiente ricorda che nei prossimi anni l’Italia, l’Europa e il Mondo dovranno ridurre i consumi di petrolio e gas. Con l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi sul Clima è stato fissato un chiaro impegno internazionale per contenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, e quella dell’uscita dalle fossili è una condizione non più negoziabile. Questa prospettiva è quanto mai urgente da percorrere, perché già sono evidenti gli effetti dei cambiamenti climatici in tante aree del Pianeta, ma soprattutto desiderabile perché un modello energetico incentrato su efficienza e rinnovabili è l’unico in grado di favorire uno sviluppo davvero distribuito e democratico. Per questo nelle scorse settimane Legambiente ha anche lanciato la petizione su change.org “No Oil” stop alle fonti fossili e ha ribadito l’importanza di un cambio di rotta della politica nazionale per avviare anche in Italia il processo di decarbonizzazione puntando sempre di più sulle energie rinnovabili.

“Nei prossimi mesi – continua Ciafani – l’Italia dovrà, come tutti gli altri Paesi europei, presentare un piano nazionale coerente con gli obiettivi sul clima e l’energia europei al 2030. In questo scenario si dovranno ridurre sensibilmente i consumi di gas nel settore elettrico e civile, attraverso una generazione sempre più distribuita e rinnovabile, e quelli di petrolio nei trasporti. Il problema oramai evidente è che questa traiettoria rischia di trovare davanti a sé un macigno proprio nel più grande gruppo industriale italiano, oltretutto controllato dallo Stato”. Intanto sale la protesta internazionale da parte dei territori e delle associazioni ambientaliste contro i progetti fossili di Eni che causano danni all’ambiente. Ad esempio in Nigeria la comunità di Ikebiri ha portato la società in tribunale chiedendo un risarcimento per disastro ambientale a causa dello sversamento di petrolio da un oleodotto e che ha contaminato una vasta area. In Ecuador a protestare sono state le comunità indigine della Foresta amazzonica che avrebbero avuto diritto alla consultazione e al consenso, come stabilito dalla costituzione ecuadoriana. O ancora in Portogallo, dove Eni è parte di un consorzio che vuole estrarre petrolio davanti alla meravigliosa costa dell’Algarve. In Italia, in questi anni sono diverse le proteste partite dai territori della Basilicata e della Sicilia e dall’altra parte le inchieste per inquinamento dei suoli e della falda.

 

Articoli correlati

Approfondimenti
Ecomafia 2018
#Ecomafia
Approfondimenti
Ecomafia 2018
Nel 2017 boom di arresti per crimini contro l’ambiente.
Approfondimenti
Città e clima
#Clima
Approfondimenti
Città e clima
Nubifragi, siccità, ondate di calore: Legambiente...
Approfondimenti
Beach litter 2018, i dati dei rifiuti sulle spiagge campane
#Acqua
Approfondimenti
Beach litter 2018, i dati dei rifiuti sulle spiagge campane
Di ogni tipo, colore, forma, dimensione. Invece delle...
Diventa Socio,
iscriviti a Legambiente.

Iscriviti alla nostra Newsletter.
Rimani sempre aggiornato sulle attività di Legambiente.

Aggiungendoti alla nostra mailing list sarai sempre informato sui nostri progetti e potrai seguire per primo tutti i progressi fatti insieme.