Flash mob di Legambiente all’inceneritore di Acerra

In nome del popolo inquinato”

Alla Campania non serve una quarta linea o nuovi inceneritori e discariche, ma infrastrutture a servizio della raccolta differenziata, a partire dalla frazione organica con impianti di compostaggio.

I volontari di Legambiente insieme all’associazione “Mamme coraggio” hanno organizzato un flash mob davanti all’inceneritore di Acerra per denunciare la perdurante situazione dei rifiuti in Campania. Uno striscione “in nome del popolo inquinato” cartelli per chiedere +riduzione e differenziata e meno inceneritori.  Si tratta della terza iniziativa di mobilitazione di Legambiente contro gli effetti dei cambiamenti climatici e per far entrare alcuni dei temi nella campagna elettorale per i candidati campani alle Europee.

La Campania – denuncia Legambiente – è sotto l’incalzante sanzionamento da parte della Commissione Europea per le inadempienze in materia di gestione dei rifiuti, che occorre ricordare attinge dalle nostre tasche ad una velocità pari a ben 120.000 euro al giorno, la situazione è tutt’altro che confortante. Al 31 dicembre 2018 per tale motivo l’Italia ha pagato 151,64 milioni di Euro. E nonostante la procedura d’infrazione, poco o nulla di nuovo sembra si sia concretizzato riguardo alle priorità di realizzazione dell’impiantistica necessaria al trattamento della frazione organica proveniente da raccolta differenziata (FORSU) e soprattutto dello strategico governo del settore da parte degli Enti d’Ambito

Secondo gli ultimi dati Ispra, nella nostra regione la produzione nell’anno 2017 è di 2.560.999 tonnellate, facendo rilevare una riduzione del 2.5% rispetto al 2016. La percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 52%, con un valore pro capite di differenziata di 232 kg annui per abitante. Dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata oltre la metà sono costituite da organico: 678 mila tonnellate di cui solo il 6% viene trattato nei quattro impianti situati sul territorio regionale e attivi nel 2017. Tutto il resto viene portato fuori.

“Questi numeri – denuncia Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania– ci dicono, se ce ne fosse ancora bisogno, che alla Campania non servono nuovi inceneritori e discariche, ma infrastrutture a servizio della raccolta differenziata, a partire dalla frazione organica con impianti industriali di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di biometano. Questi impianti vanno pensati, progettati e realizzati bene, con processi partecipativi che coinvolgano le popolazioni locali, ma vanno fatti. La Regione su questo deve mettersi in gioco, accompagnando i processi, coordinando le iniziative e mettendo in campo strumenti efficaci per la loro realizzazione. Altrimenti l’alternativa è lo scenario attuale che vede l’organico differenziato raccolto andare negli impianti del nord, con grande felicità degli autotrasportatori. Con costi di trasporto che i Comuni ricicloni non riescono più a sopportare, con il rischio di rallentare o fermare la raccolta differenziata con inevitabili conseguenze nella quantità e qualità”.

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