Abitare le comunità interne: una questione europea, un’opportunità per la Campania

Appello di Legambiente e Legacoop “Servono misure concrete per rafforzare questi territori, preziose risorse e laboratori di innovazione a rischio disagio abitativo e spopolamento”.

 

Usano fonti rinnovabili, differenziano e riciclano i rifiuti, producono Dop ed eccellenze enogastronomiche riconosciute in tutto il paese, sperimentano buone pratiche per la tutela del territorio e della biodiversità, difendono il ruolo della cultura e dell’istruzione, attuano politiche concrete d’integrazione. Ma sono a rischio disagio abitativo e spopolamento spesso oggetto di interventi ambientalmente impattanti.  I piccoli borghi non sono un problema ma una risorsa, sono delle preziose e moderne realtà che stanno dimostrando di saper coniugare saperi antichi e innovazione tecnologica nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità. Sono proprio i piccoli comuni, le comunità delle aree interne della nostra regione  a mostrare le maggiori potenzialità della Campania delle eccellenze. La Campania è disseminata di ben 335 comuni  al di sotto dei 5.000 abitanti da oltre 700mila cittadini pari al il 12% della popolazione campana  e governano il 58% del territorio regionale. Legambiente Campania e Legacoop Campania presentano la fotografia delle aree interne della regione in un incontro svoltosi a Napoli d’intesa con il Tavolo di Partenariato Regionale.

Da un alto l’eccellenza dei piccoli comuni sul fronte della sostenibilità ambientale e come rovescio della medaglia un disagio abitativo con rischio spopolamento e spesso aggrediti da grandi opere impattanti dal punto di vista ambientale. La sostenibilità si conferma  nella gestione dei rifiuti.: il 74% dei comuni ricicloni campani che superano il 65% di raccolta differenziata sono localizzati nei piccoli comuni. Il forte legame tra piccoli comuni e zone di pregio ambientale conferma la forza della vocazione turistica, un potenziale orientato soprattutto al turismo naturalistico ed escursionistico, attento a un’ospitalità diffusa e autentica, legato alle tradizioni dei luoghi, dall’artigianato storico e di pregio, alle attrazioni naturali e paesaggistiche, alle produzioni enogastronomiche locali. In Campania il 49,4 dei Piccoli comuni pari a 165 comuni al di sotto dei 5000 abitanti rientrano in parchi, riserve o aree naturali. Ma l’economia verde dei piccoli comuni ruota anche intorno a produzioni di qualità, basate sulla capacità di realizzare produzioni uniche come le tipicità locali, vero e proprio valore aggiunto delle economie locali. In questo i piccoli comuni sono speciali: il 94% presenta almeno un prodotto DOP e la maggior parte ne presenta più di uno.  Il rovescio della medaglia è dimostrato dal  94% dei piccoli comuni  a rischio idrogeologico e dai circa 150 i piccoli comuni colpiti negli ultimi due anni da incendi. 

Roccaforti di identità e sapere, custodi del nostro patrimonio storico-artistico, naturale ed enogastronomico, i piccoli borghi sono il 72% dei comuni d’Italia, la loro superficie copre il 55% del territorio nazionale . Sono luoghi di sperimentazione delle buone pratiche più innovative in fatto di energia, economia verde e riciclo dei rifiuti, laboratori di accoglienza e inclusione sociale. È qui che sono prodotti il 93% delle DOP e degli IGP e il 79% dei vini più pregiati.. Dal lato produttivo, i comuni dalle migliori performance si segnalano per l’alta concentrazione di lavoratori, con un saldo di imprese positivo nell’ultimo periodo. La struttura produttiva è insediata con 26 imprese per kmq, un dato del 30% oltre la media nazionale. Il lavoro è garantito al 73% delle persone tra 20 e 30 anni, quota massima anche rispetto alle città del benessere.

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