Big Jump, il tuffo per rivendicare la balneabilità delle acque.

A Sarno e Solofra gli appuntamenti promossi da Legambiente nel fiume Sarno e al torrente Solofrana. Per accendere i riflettori sulla qualità delle acque i fiumi e laghi ecco il tuffo simbolico che si terrà in contemporanea  nei corsi d’acqua europei su iniziativa dell’European Rivers Network (ERN). 

 

Non solo mare. Entro l’anno prossimo anche fiumi e laghi dovrebbero tornare ad essere luoghi in cui potersi rinfrescare dal caldo estivo. Potrebbero se, come prevede la direttiva europea Water Framework, verrà raggiunto il “buono” stato ecologico delle acque.

In Campania protagonisti il Fiume Sarno e la Solofrana. A Solofra (AV) – appuntamento promosso dal circolo Legambiente “Soli Offerens” –  il Big Jump sarà l’occasione per parlare del grado di sofferenza del torrente Solofrana, affluente del Sarno, e delle potenzialità degli opifici, ora abbandonati, che insistono lungo le sue sponde. Ma ci si tufferà anche alla sorgente del Sarno nel Rio Santa Marina: l’appuntamento promosso dal circolo Legambiente “Leonia – Valle del Sarno” per prendersi cura in maniera consapevole del Fiume Sarno e dei territori che esso attraversa.

 

Da tempo l’Europa richiama l’Italia, a partire dall’approvazione della direttiva 2000/60, ad avere corsi d’acqua in buono stato. Il 22 dicembre 2015 scade il termine per il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla direttiva, in termini di conseguimento (o mantenimento) del “buono stato ecologico” per tutti i corpi idrici. Ma continuano ad essere pochi in Italia i casi in cui si è investito sui corsi d’acqua con interventi di riqualificazione, rinaturalizzazione, prevenzione e mitigazione del rischio e insieme di tutela degli ecosistemi.

“I Big Jump di questa domenica vogliono richiamare l’attenzione sull’urgenza di una seria e concreta politica di tutela dei fiumi -dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente-. Occorrono piani strategici che puntino a ridurre i prelievi a causa dei diversi usi dell’acqua e i carichi inquinanti, ricorrendo anche a misure come la riqualificazione e la rinaturalizzazione delle sponde, la fitodepurazione, il riutilizzo delle acque ai fini industriali e irrigui e la ricerca di soluzioni al problema dell’artificializzazione dei corsi d’acqua e dell’impermeabilizzazione dei suoli. Occorre armonizzare e coordinare i tanti livelli di pianificazione oggi esistenti in materia di risorse idriche e applicare strumenti di partecipazione adeguati, seguendo l’esempio delle tante e positive esperienze dei Contratti di fiume avviati nel Paese. Se non dovesse innescarsi questo processo virtuoso -sottolinea Zampetti-, oltre al danno ambientale si aggiungerebbe la beffa sul piano economico, con pesanti sanzioni per il mancato rispetto delle direttive europee”.

I numeri raccolti dall’Agenzia Europea per l’Ambiente nel 2012 (dati 2009), che ancora oggi rappresentano l’ultimo quadro di riepilogo sul tema, rivelano che nel 2009 erano il 42% i corpi idrici superficiali europei che godevano di un “buono” o “elevato” stato ecologicoIn Italia la situazione è peggiore: innanzitutto non si conosce lo stato ecologico del 56% e lo stato chimico del 78% delle acque superficiali; i corpi idrici che ricadono nelle classi “elevato” e “buono” per lo stato ecologico sono complessivamente il 25%, mentre per lo stato chimico sono in classe “buono” il 18% delle acque superficiali monitorate. Un dato che merita particolare attenzione è anche quello che riguarda le previsioni di raggiungimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici superficiali in Italia: dall’attuale 25% valutato in un “buono” o migliore stato ecologico, secondo le informazioni comunicate alla Commissione europea, la percentuale dovrebbe salire soltanto al 28,8 entro il 2015.

Nelle scorse settimane è stata realizzata l’iniziativa Goletta del fiume Sarno, una campagna di monitoraggio  del fiume Sarno promossa da Legambiente Campania e realizzato da “Leonia” circolo Legambiente della Valle del Sarno in collaborazione con i circoli Legambiente di Solofra e di Castellammare di Stabia e con il supporto scientifico e logistico dell’associazione “Amici del Sarno”. I risultati sono stati presentati lo scorso 2 luglio a Castellamare di Stabia nell’ambito delle iniziative di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente che dal 1986 ad oggi, ogni estate, compie il periplo delle coste italiane prelevando e analizzando campioni d’acqua.  Su sedici punti campionati lungo gli oltre 24 chilometri del fiume Sarno soltanto i tre prelievi effettuati alle sorgenti meritano un giudizio di “buono” o “sufficiente” mentre per tutti gli altri – man mano che ci si avvicina alla foce – il giudizio è di “scarso” e “cattivo”. I risultati del monitoraggio chimico-fisico di Goletta del Sarno confermano il grave grado di sofferenza del Bacino, ma anche che i primi tratti del fiume Sarno, come quello di Rio Santa Marina nel quale ci tufferemo, resistono ancora seppure a fatica.

Un contributo importante al cattivo stato di salute di fiumi e laghi italiani è dato dall’emissione in acqua di svariate sostanze industriali. Dal registro europeo delle emissioni emerge infatti che nel nostro Paese nel 2011 sono state emesse oltre 140 tonnellate di metalli pesanti direttamente nei corpi idrici e quasi 2,8 milioni di tonnellate di sostanze inorganiche. Anche le emissioni di arsenico, cadmio, mercurio e nickel, risultano maggiori in Italia rispetto a quelle degli altri grandi Paesi europei maggiormente industrializzati (Francia, Germania e Regno Unito), con possibili gravi conseguenze sanitarie legate all’uso dell’acqua contaminata.

 

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